Via Resia , la via del Lager

Dopo l’8 settembre 1943 inizia uno dei periodi più bui della nostra Italia. Decisioni scellerate porteranno alla morte migliaia di italiani , militari e civili. Cefalonia , l’esercito germanico uccide in un giorno 4000 inermi militari italiani della divisione Aqui (stele al ricordo presente a Merano). La tattica è subdola : ai nostri viene promesso il rientro in patria a consegna armi avvenuta. I militi vengono caricati su camion e falcidiati dalle mitragliatrici , la mattanza dura diverse ore. Cito l’episodio perché il primo e tra i più crudeli (Marzabotto fu più cruento ancora).Bolzano , non fu esente da quel periodo di macellazioni. Dopo l’8 settembre , il boia Franz Hofer diventa il capo indiscusso dell’Alto Adige. Da buon nazista crea una serie di campi di trasferimento (eufemismo) , attivi nel deportare i prigionieri in Germania. A Bolzano vengono utilizzati i capannoni militari del genio , presenti in via Resia. Passarono per di là 3500 uomini (ci transitò anche un certo Mike Bongiorno) , donne e bambini ( cifre sicuramente basse , dato che le SS ebbero premura di distruggere tutto nel 1945) , ben 3000 dalla Germania (dove il lavoro rendeva ufficialmente liberi…di morire)non fecero più ritorno. A Bolzano nel periodo 43/45 si contano innumerevoli morti italiani , le SS erano molto attive nei rastrellamenti e gli spioni sempre lesti a denunciare ( fonte mia nonna , mia zia e mio nonno). Chi scrive ha giocato vicino al Lager di via Resia , e fin da bimbo ne ha conosciuto la storia grazie alle testimonianze degli anziani del rione. Pochi e rari accenni a livello scolastico , nulli a livello cultural-politico (binomio purtroppo perdente). Oggi del Lager rimane un muro , sta a noi demolire idealmente anche quello. Il muro omertoso di tanti anni negazionisti sono stati come uccidere due volte le persone passate per di là. Ricordo qualcuno specificare le sottili e fine differenze tra campo di transito e sterminio , in realtà sarebbe come differenziare il calibro dei proiettili , il risultato è sempre un morto ammazzato. La struttura del campo poi , non era assolutamente di mero transito. In via Resia si moriva , spesso strozzati , quando il boia ucraino era ubriaco amava agire cosi , specialmente con donne e bambini. La verità è più forte di qualsiasi mistificazione e raggiunge il cuore. Quando passiamo per via Resia , portiamo gli occhi al cielo , lo facevano anche quegli internati , spesso era l’ultimo sguardo prima di morire , volgiamo loro un secondo della nostra esistenza , il loro sacrificio non è stato vano , oggi ci insegna l’essere giusti. In via Resia in quell’anno e mezzo è morta la dignità umana , non dimentichiamolo, qualsiasi sia la nostra lingua , arte o cultura , da esseri umani ,lo dobbiamo a chi in quel luogo desolato ha esalato l’ultimo respiro.