Raffaello Sernesi , l’artista patriota

“Tutto che il tuo pennello potea toccare , prendeva vita serena e gentilezza , fosse un piano di fango , o fosse il mare” , questo sonetto fu dedicato a Sernesi , lo scrisse per celebrarne le qualità artistiche l’amico Telemaco Signorini. Sernesi nacque a Firenze nel 1838 , frequenta l’accademia delle Belle Arti fiorentina. Combatte la guerra d’indipendenza del 1859 , si unisce subito dopo al Caffè Michelangiolo , diventato membro attivissimo dei cosiddetti “ Macchiaioli”. Questo termine fu usato per la prima volta nel 1861 per indicare appunto il gruppo di pittori che alla Prima Esposizione Universale di Firenze proposero opere(per lo più di paesaggi) eseguite contrapponendo nettamente colori differenti. È la morte che lega Sernesi a Bolzano , nel 1866 l’artista fu ferito e fatto prigioniero dagli austriaci e spirò nel vecchio ospedale bolzanino , ove oggi sorge l’università. In via Sernesi è collocata una targa che riassume le gesta eroiche del pittore. Sernesi combattè tra le fila dell’esercito del Regno d’Italia nella terza guerra d’indipendenza , faceva parte del Corpo Volontari Italiani sotto diretto comando di Garibaldi. Questo corpo , formato da volontari giovanissimi provenienti da tutta Italia. Le operazioni militari portarono Garibaldi ad avere il proprio quartier generale a Storo , intenzione del comandante era di occupare tutto il Trentino e parte dell’Alto Adige. Lo slancio italiano si esauri con l’armistizio italo-austriaco di quel lontano agosto 1866 , il sogno di Garibaldi d’arrivare a Trento si spense sul più bello. L’esercito italiano su questo fronte aveva inferto sconfitte durissime agli austriaci , a Bazzecca per esempio , ma la terza guerra d’Indipendenza verrà più che altro ricordata per la sconfitta italiana di Lissa. Il Sernesi venne catturato proprio durante le operazioni militari in Trentino , ferito ad una gamba venne portato all’ospedale di Bolzano dove a soli 28 anni mori a causa della cancrena. La città di Bolzano lo adottò idealmente , Sernesi avrebbe potuto condurre una esistenza agiata e tranquilla invece decise di sposare completamente la causa risorgimentale lasciandoci la vita giovanissimo. Quest’anno l’Italia moderna compie150 anni , il 17 marzo 1861 Bolzano non ne faceva parte , è vero , però era già vivo e presente lo spirito risorgimentale che nel 1919 completò l’unificazione italiana , unità che aspettavamo dal 476 d.C ovvero dalla caduta dell’Impero Romano. Non importa che Bolzano fosse austriaca quell’anno , è l’idea risorgimentale che va celebrata , la spinta innovativa culturale (presente da oltre 1000 anni nella nostra penisola e sempre soffocata dal giogo straniero) che fece divenire gli italiani consapevoli di essere popolo . Nel 1600 si diceva : “ Francia o Spagna purchè se magna” , questo concetto che declassa gli italiani a camerieri degli stranieri convinse gli italiani per secoli di essere “calpesti e derisi” come ci ricorda Mameli nell’inno , solo il Risorgimento rimise nella mente degli italiani l’idea di poter spezzare le catene straniere , fossero austriache , francesi o spagnole , ricordò a Roma di essere stata “caput mundi” e ci liberò da quella sudditanza psicologica verso gli stranieri che oggi molti vorrebbero avessimo nuovamente. IL 17 marzo il risorgimento festeggiatelo nel vostro cuore pensando che persone come Sernesi hanno sacrificato la propria vita per dare a noi un futuro degno ed europeo.

Marco Pugliese