Profumi d’arte a Bolzano

Dici arte , pensi al MART di Rovereto , recentemente anche al nuovo Museion di Bolzano. Se la passione è forte e profonda la mente corre alla Biennale di Venezia , agli Uffizi di Firenze , insomma in generale a tutta la nostra penisola ,ove ricordiamolo è racchiuso il patrimonio artistico più bello e ricco (80% circa) del mondo. Italia è sinonimo d’ arte per antonomasia , meta del Grand Tour (una sorta di Erasmus ante litteram)operato dall’aristocrazia europea nel corso del XVII secolo , questa definizione del Belpaese è attuale e radicata. Lo era anche negli anni 20 del secolo scorso , anche durante la dittatura fascista l’Italia rimaneva pur sempre la campionessa mondiale d’arte , tale eredità venne ingrassata dalla propaganda è vero ma è altrettanto doveroso ricordare quanto il regime fece per gli artisti. Qualcuno sobbalzerà sulla sedia sapendo che tra gli artisti più apprezzati dal Duce vi erano dei sudtirolesi di madrelingua tedesca: Hans Piffrader ad esempio , colui plasmò il famoso Duce a cavallo , Franz Ehrenhofer e Othmar Winkler realizzarono dei busti che colpirono il dittatore. Bolzano divenne sede di Biennali d’arte dal 1922 al 1942, il sindaco Perathoner si dette malato per protestare contro la presenza alla cerimonia d’inaugurazione del Tolomei. Ettore Tolomei fu tra i promotori della mostra biennale , logico quindi che tale iniziativa venne insabbiata e dimenticata nel dopoguerra. Oggi possiamo però recuperarne la parte artistica : la mostra venne allocata dapprima al vecchio Teatro Civico , dal 1938 presso l’istituto tecnico C. Battisti. L’edizione del 1940 fu tenuta nel palazzo del turismo , ovvero l’ex cinema Corso , oggi demolito. Alla prima Biennale di Bolzano nel 1922 i numeri furono importanti : ottantina di artisti , ottomila spettatori e più di duecento opere esposte. Tra i premiati Fortunato Depero ,Hubert Lanzinger ,e Anton Hofer . Raimund Moroder che vinse il primo premio nel 1938 , ebbe l’onore di vedere il suo “Legionario morente” esposto a Roma , ammirato dal Duce , il quale non esitò a posarvi accanto. Il già citato Winkler intagliò Mussolini nel legno , venne accolto a Palazzo Venezia e omaggiato. L’arte è logicamente condizionata dai committenti , siano essi regimi , papi o potenti in generale , nessuno si meravigli. Il regime aveva bisogno di questi artisti , per questo ne incoraggiò i lavori e creò una Biennale d’Arte che potesse creare una corrente artistica bolzanina catalizzatrice d’ artisti emergenti. Quest’arte al servizio dello stato non è da cancellare , è da spiegare , altrimenti nei libri non troverebbe posto nemmeno Virgilio , poeta del regime augusteo ma non per questo scadente. Bolzano oggi ha l’occasione di recuperare il lavoro di questi artisti dimenticati ed attualizzarlo. L’arte non invecchia , semplicemente si trasforma nella società e luoghi come il nostro Museion potrebbero diventare “laboratori artistici “ al servizio della società odierna per cicatrizzare definitivamente ferite ormai vecchie. Sarebbe una grande vittoria per Bolzano riesumare una biennale artistica forgiata in un regime totalitario e trasformarla in una palestra per artisti altoatesini di oggi , multietnici , cosmopoliti e senza vincoli . La libera società multirazziale è il committente ideale per costruire un futuro di tolleranza , non pensate?

Marco Pugliese