I dadi di Druso

La fondazione di Bolzano tra storia e mito

Ottaviano oltre che essere il divino Augusto di virgiliana memoria , oltre che avere sconfitto Cleopatra ed aver ripristinato l’ordine nello stato romano dopo anni di guerre civili soleva dedicare il tempo libero al gioco dei dadi. Svetonio lo tramanda nella sua “Vita dei Cesari”: ad Ottaviano qui divertiva giocare a dadi con i suoi figliastri Druso e Tiberio. Quest’ultimo , molto riservato e spigoloso ad Augusto piaceva poco e mai lo avrebbe voluto imperator come poi avvenne. Druso al contrario , bellissimo ragazzo dotato d’ingegno militare ed acuta ironia fu considerato un degno erede da forgiare nelle battaglie al nord. Il giovane Druso si irritava molto quanto perdeva a dadi con il patrigno , che divertito lo consolava ironicamente ed affettuosamente. Si dice che proprio dopo una di queste partite a dadi , Augusto comunicò a Druso la volontà di spedirlo a romanizzare la Germania. Questo ambizioso progetto per essere realizzato prevedeva la conquista della Retia , terra a quel tempo popolata da svariate tribù , spesso in lotta tra loro ed esperte conoscitrici delle montagne. Il generale romano , appena ventitreenne , appariva ad Orazio come un aquilotto al primo volo , possedeva invece artigli già sviluppati come dimostrerà da li a poco. In soli tre mesi infatti , l’aquila romana si posò sull’odierno Alto Adige (era il 15 a.C)e l’esercito di Druso rispettò la tabella di marcia unendosi alle legioni di Tiberio presso il lago di Costanza. Da qui con slancio ricacciò i temuti Germani oltre l’Elba(limite massimo del confine imperiale in nord Europa) . Druso progettò e realizzò una operazione anfibia unica nella storia antica : la flotta romana risalì il Reno e attaccò i barbari di sorpresa sbaragliandoli. Druso edificò in questo periodo molte odierne città tedesche quali Bonn , Strasburgo e Colonia. Medesima sorte toccò all’Alto Adige ,possiamo tranquillamente affermare che grazie all’ azione militare e poi amministrativa di Druso la nostra provincia passò dalla preistoria alla storia. Nel centro storico di Bolzano furono trovati vari insediamenti di statio romana , presso piazza Domenicani ad esempio, poi abitazioni ove sorge l’università , inoltre edifici erano presenti anche a Gries ove recentemente fu rinvenuta una villa. Il pons Drusi originario era probabilmente nei pressi di Rencio , il nome di Bolzano invece è risalente al 1200 e deriva probabilmente dal possedimento antico del celto Bautius o secondo alcuni deriverebbe dal latino balteanum che significa palude. I Reti, come gli Etruschi, i Liguri, i Lucani, i Sardi e altre genti più o meno loro affini, erano di stirpe assai diversa da quella di Romolo; ma non per questo rifiutarono la mescolanza, fino a formare una sola famiglia. Nello Stato romano non esisteva il razzismo: i cittadini appartenevano tutti ad una stessa razza “ope legis” e non “ope sanguinis”. Unica discriminante era la cittadinanza che non si regalava, ma bisognava meritarsela. L’epopea di Druso si concluse con una caduta da cavallo vicino al fiume Elba nel 9 a.C. Il generale appena ventottenne trovò la morte per la ferita riportata , spirò tra le braccia e le lacrime del fratello Tiberio. Alla morte del condottiero la Germania era conquistata fino ed oltre l’Elba e vi rimase fino al 9 d. C , quando a Teutoburgo l’esercito romano fu annientato dal traditore Arminio .( un germano romanizzato da cui probabilmente trae origine il mito di Sigfrido nella saga dei Nibelunghi) Né al tempo di Druso ne poi la Retia ebbe a subire una consistente occupazione militare , fu eretta a provincia da Tiberio che le concesse un’ autonomia giusta , operosa ed intelligente , rispettosa delle insegne romane , mai rimosse ed oltraggiate. Tra leggenda e storia si racconta che Druso prima di partire alla volta del lago di Costanza tenne un consiglio di guerra proprio nella nostra conca , si narra che al mattino cavalcò fino a raggiungere il punto più alto di Rencio , poi si mise ad osservare l’intera zona bolzanina , in quel mentre il paludamentum (il mantello in dotazione ai generali) si staccò dai ganci della corazza e svolazzò verso valle con le movenze di un’ aquila con il capo rivolto a nord , verso la Germania. Gli dei indicarono forse la via al comandante? Questo episodio probabilmente è romanzato ma se vi recate nel medesimo posto(il punto più alto di Rencio) potete notare come la città di Bolzano sembri una grande aquila in volo..

DRUSO, I RETI E GLI ALTRI”

di Ferruccio Bravi

“BOLZANO , BOZEN” CENTROSTORICO

di Concino de Concini e Giorgio Fedele

“L’ARCHITETTURA PER UNA BOLZANO ITALIANA”

di Zoeggeler Oswald e Ippolito Lamberto

Pubblicazioni online giornali locali tedeschi ed italiani 1920-1945

Rivista “ATHESIA AUGUSTA”

Marco Pugliese