Dux , Shanghai , Banlieue

“Per favore , mi saprebbe indicare come arrivare in via Sassari?” , “ Via Sassari?!Guardi onestamente sono di Bolzano ma certo vie proprio non le conosco..” Ripetete questa domanda oggi a molti abitanti del centro di Bolzano e molto probabilmente la risposta non sarà tanto diversa. Il rione Don Bosco è stato per moltissimi anni emarginato ed evitato , perchè? Parte da molto lontano , dal 1938 , quando per volere del Duce furono edificate le “semirurali” in soli tredici mesi di lavori. Si dice , le casette ricordassero la casa ove il duce era nato. Questo rione nuovo di zecca , allora in aperta campagna , scollegato da mezzi pubblici con il resto della città venne battezzato “Dux”.Il ponte Resia (allora Retia) venne inaugurato nel 1942 e permise agli operai del “Dux” di raggiungere più brevemente le fabbriche. A posteriori lo si può definire un laboratorio di trasformazione , il regime vi mise contadini importati da Veneto , Lazio e Polesine impiegati come operai nella zona industriale , demagogicamente mantenendone l’indole contadina avendo dotato le abitazioni di orti da curare nel dopo lavoro. Il “Dux” quindi nacque con questo scopo e rimase ai margini totali di Bolzano fino alla fine della seconda guerra mondiale. Dopo le disgrazie della guerra , prese il nome di Don Bosco , dall’omonima chiesa , ricavata all’inizio da una “semirurale” e poi spostata e costruita con l’aiuto degli abitanti del rione dove la vedete oggi. La chiesa fu importante per la popolazione , che si senti meno abbandonata e fu più coesa . In questo periodo iniziò l’era “Shanghai” , il soprannome risaliva a prima della guerra e marcava la diversità di questa zona di Bolzano , fu dotato di scuola (le famose scolette ricavate anch’esse da una “semirurale “, non bastavano più) e di altri servizi come la stazione dei carabinieri e la posta. Nonostante la precarietà della situazione , gli abitanti giovani iniziarono a completare percorsi di studio o professionali ed in molti casi diventarono personalità note a Bolzano. Nel periodo “Shanghai” prese corpo nei giovani (ispirati anche da correnti nuove di fine anni 60)quel voler dimostrare che anche se poco abbienti potessero modificare la propria funzione sociale. “Shanghaioli” furono intellettuali , architetti , ingegneri , insegnanti , sportivi e fu questa la grande rivincita del ceto italiano operaio di Bolzano. La terza fase , o Banlieue si apre negli anni 90 e non si è ancora conclusa. L’arrivo di genti straniere da ogni parte del mondo ha modificato l’anima del rione ma l’identità più intrinseca forse no , i giovani abitanti stanno percorrendo la medesima strada che percossero i primi veneti , laziali quasi ottant’anni fa, ovvero modificare la propria funzione sociale tramite studio e lavoro. Paradosso storico vuole che il “Dux” concepito come opera di un regime totalitario sia oggi uno dei luoghi più multiculturali ed interessanti della nostra città , una banlieue bolzanina.

Marco Pugliese