Bolzano , la città dei sogni

“Il bello di essere architetto è che puoi camminare nei tuoi sogni” , affermò Harold Wagoner , l’opera architettonica infatti è il risultato di un procedimento mentale che può avere origine onirica. Passeggiando per Bolzano entriamo prepotentemente nel profondo inconscio di chi l’ha costruita e plasmata. Lo spartiacque è il ponte Talvera , confine tra la città vecchia e asburgica e quella nuova italiana e futurista. L’architettura degli anni 20 e 30 viene bollata come fascista , in realtà è frutto dello studio futurista di nobilissimi architetti (Sant’Elia ad esempio) italiani , ansiosi di creare uno stile di costruzione nuovo e moderno. Tutt’ora quest’architettura (ribattezzata razionalista) ispira le opere più famose al mondo , dato che unisce la funzionalità all’estetica. Abbandoniamo le ideologie politiche e concentriamoci sugli edifici , partendo da via Roma , proseguiamo per corso Italia.

Piazza Tribunale anni 60

 

Queste due vie indicano l’assoluta voglia di spazi ampi , intervallati da piazze monumentali bianche e scintillanti (piazza Tribunale) , arrivati all’incrocio con via Cesare Battisti proseguiamo per questo “raggio” lungo e più stretto che sfocia in piazza della Vittoria. Altri “raggi” sono via San Quirino , viale Venezia e via Armando Diaz , il fulcro è piazza Vittoria. Bolzano città futurista? Non proprio , il movimento auspicava ad una crescita della città verso l’alto (Boccioni , la città che sale) , strade ampie per far correre le automobili (quelle si presenti a Bolzano) , fabbriche in ogni dove e ascensori esterni in ogni edificio. Questa città utopica dei primi anni del ‘900 sarà realtà poco tempo dopo , Bolzano in questo senso funge da laboratorio. Lo stile italiano architettonico prettamente italiano , che tanto piace all’estero , nasce dal futurismo architettonico e l’ossessione di movimento ovvero rendere mobile lo statico era la missione di questi uomini che resero questo modello di costruzione particolarissimo. Ancora oggi gli architetti di fama mondiale si rifanno alle idee innovative e spettacolari del Sant’Elia. Fino a quel momento Bolzano fu urbanisticamente progettata per essere funzionale al commercio (Altmann) ma senza un vero e proprio piano di costruzione globale e armonico. Con gli anni 20 del secolo scorso Bolzano avrà questa nuova anima razionale e un piano urbanistico che le garantirà un salto nella modernità. Strutture come l’Eurac , il Lido , i nuovi ponti , interi rioni , la stazione e nuove strade di collegamento(con Gries) modificano l’assetto originario della nostra città , le danno movimento , architettonicamente parlando. Il movimento futurista lo notiamo anche nel guardare la centrale idroelettrica di Cardano (1926) , Sant’Elia la immaginò cosi circa dieci anni prima della costruzione , i tubi che salgono la montagna danno l’idea del progresso che avanza inarrestabile(messaggio futurista per antonomasia). La città vecchia invece rappresenta il mondo ottocentesco , più statico e legato a tradizioni conservatrici. Affascinante pensare che il ponte Talvera rappresenti il confine tra due secoli , quindi tra diverse concezioni di pensiero , senza volerlo , Bolzano è divenuta un laboratorio d’idee ove ogni etnia vi ha messo il meglio. L’Università ed il Museion rappresentano oggi edifici razionalisti in contesti ottocenteschi , forse queste soluzioni non devono stupire , il matrimonio tra questi diversi stili , spesso rimandato e stato finalmente celebrato.

Marco Pugliese