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Dopo l'annessione all'Italia delle terre tirolesi fino al Brennero e la presa di potere da parte di Mussolini, il regime inizia a spostare e abbattere monumenti austriaci in tutte le nuove province.
La decisione di costruire un monumento "fascista" a Bolzano è presa dalla Camera dei deputati il 10 febbraio 1926. Lo stesso giorno, Mussolini, nella stessa aula attacca duramente il ministro degli esteri tedesco Gustav Stresemann, il quale aveva criticato la politica italiana nei confronti della minoranza germanofona.
L'idea di Mussolini è quella di erigere un monumento dedicato a Cesare Battisti. Tale proposito riscontra grandi consensi nelle organizzazioni fasciste in Italia ed all'estero; le federazioni provinciali indicono una sottoscrizione, alla quale aderiscono anche associazioni di italiani all'estero. In breve tempo si raggiungono i 3 milioni di lire necessari. Il marmo viene offerto dagli industriali lucchesi.
Il 17 marzo si riunisce la commissione che doveva approvare il progetto. I componenti sono nominati da Mussolini in persona: fra gli altri ne fanno parte Ettore Tolomei, il segretario di stato Giacomo Suardo, il ministro della pubblica istruzione Pietro Fedele.


Monumento ai Kaiserjäger, costruito nel 1917 e demolito per fare posto al Monumento alla Vittoria a Bolzano
In primo luogo, si accoglie la proposta di Tolomei di far sorgere il monumento nei pressi del ponte sul Talvera, dove poco prima della prima guerra mondiale l'amministrazione austriaca aveva cominciato la costruzione di un monumento ai Kaiserjäger.
Il progetto viene affidato all'architetto Marcello Piacentini, che a giugno lo presenta. Si tratta di un tempio/arco, adornato con alte colonne portanti che l'aneddotica del periodo vuole adornati con fasci littori su consiglio del duce.
La posa simbolica della prima pietra ha luogo il 12 luglio 1926, alla presenza del re Vittorio Emanuele III, dei Marescialli d'Italia Luigi Cadorna, Pietro Badoglio e di alcuni ministri. Durante la cerimonia vennero in realtà poste tre pietre (una dal Monte Corno, una dal Monte San Michele, una dal Monte Grappa), legate da una calce ottenuta con l'acqua del Piave, versata dal re.
Durante la costruzione, visto anche il significato politico dell'opera, il prefetto subisce pressioni affinché questa venga terminata al più presto. Nel dicembre del 1927 Piacentini comunica la fine vicina dei lavori. Il ministro Fedele detta l'iscrizione, che ancora oggi si può leggere:

(LA)
« HIC PATRIAE FINES SISTE SIGNA
HINC CETEROS EXCOLVIMVS LINGVA LEGIBVS ARTIBVS »
(IT)
« Qui [sono] i confini della Patria. Pianta le insegne!
Da qui educammo gli altri con la lingua con le leggi con le arti »
  
L'inaugurazione è prevista per il 12 luglio 1928. Considerata la ferma opposizione della moglie e della figlia di Battisti all'utilizzo a fini propagandistici della figura dell'irredentista trentino da parte del regime. Mussolini, che fu compagno di Battisti, decide di cambiare e di dedicare il monumento alla Vittoria. All'interno restano il busto di Battisti, insieme a quello di Fabio Filzi e Damiano Chiesa, opere dello scultore Adolfo Wildt.
Alla fine, la data dell'inaugurazione viene confermata, ma la Battisti non vi presenzierà. Viene tenuta invece una grande cerimonia in perfetto stile fascista. Vengono precettate 23 bande di paese da tutto l'Alto Adige, si schierarono le truppe di stanza in città e sono imbandierate le finestre. Partecipano in forma ufficiale i Grandi Invalidi, Ufficiali della MVSN, dei Forestali, delle guardie confinarie.
Stando alle cronache del giornale locale, La Provincia di Bolzano, dei giorni successivi[1], il convoglio reale arriva alle 8.30, annunciato dai colpi di un cannone sulla strada del Colle. Con Vittorio Emanuele III, arrivano il Duca d'Aosta, il Duca degli Abruzzi, Costanzo Ciano, Italo Balbo, Giovanni Giuriati. Quest'ultimo tiene il lungo discorso di inaugurazione, che segue alla breve cerimonia religiosa di benedizione officiata dall'arcivescovo di Trento (della cui diocesi Bolzano faceva allora parte) Celestino Endrici.
Il nome del monumento e l'iscrizione vengono sentiti dalla popolazione di lingua tedesca come provocazione, visto che avevano sia lingua, arte che cultura propria già prima dell'annessione anche se, il ministro Fedele, addolcisce la versione originariamente prevista che prevedeva il termine barbaros al posto del meno offensivo ceteros, poi utilizzato. Va evidenziato come il tasso di analfabetismo nel 1900 in Italia si presenta altissimo, con il 55% della popolazione non in grado di leggere e scrivere, contro un tasso di analfabetismo di solo lo 7.1% nel Tirolo.
Il 22 febbraio 2005, sono state apposte dai rappresentanti del comune di Bolzano delle targhe commemorative che contestualizzano il significato del monumento.



Immagini totali: 35 | Ultimo aggiornamento: 12/04/09 20.27 |   Testo wikipedia