Castel Mareccio (ted.: Schloss Maretsch) è
un castello situato nel comune di Bolzano, in pieno centro storico,
in una posizione che ne fa una residenza, piuttosto che una
costruzione di difesa.
Il nucleo più antico, la torre principale, fu fatto costruire da
Berthold von Bozen (Bertoldus Bauzanarius), capostipite della
famiglia Maretsch, nel 1194. Nel XIV secolo Paolo e Bertoldo
Maretsch amministravano la giustizia a Bolzano.
Nei secoli successivi si susseguirono diverse fasi di ampliamento,
fra le quali la costruzione del muro di cinta.
Il ramo bolzanino dei Mareccio si estinse nel 1835, passando al ramo
di Naturno e di qui, per matrimonio, alla famiglia Reifer. Quando
era di proprietà di Christofer Reifer, questi disobbedì al duca
Sigismondo il Danaroso (conosciuto anche come Sigismondo il Ricco) e
fu per questo imprigionato e costretto a pagare una multa che
comprendeva la cessione al duca del castello e delle sue adiacenze.
Sigismondo lo vendette ai Mezner (1476), che a loro volta lo
vendettero ai Römer.
L'ampliamento più sostanziale fu voluto proprio dalla famiglia Römer
verso la metà del XVI secolo: le altre quattro torri e gli affreschi
nella sala dei cavalieri, nelle torri e nella cappella risalgono a
quel periodo, così come il fossato di cinta col ponte. Gli autori
dei numerosi affreschi sono ignoti, ma sono senz'altro riferibili
alla corte dell'Arciduca Sigismondo. I temi degli affreschi sono
biblici, ma anche araldici. Anche come riconoscimento per questi
lavori, ai Römer fu concesso il titolo di baroni dall'arciduca
Ferdinando II d'Austria.
Passato per matrimonio agli Hendl, il castello nel XVII secolo passò
prima al convento di Stams, poi a Guidobaldo di Thun, arcivescovo di
Salisburgo.
I Thun lo possedettero fino al 1851, acquistato da Anna Sarnthein.
Questa lo affittò all'erario e Castel Mareccio divenne per oltre
mezzo secolo deposito d'armi.
Dopo l'annessione all'Italia divenne sede dell'Archivio di Stato, ma
lo stato della costruzione era tale che si rese necessaria una
profonda ristrutturazione (1930-1931). Negli anni '80 l'Archivio fu
spostato altrove. Lo acquisì allora l' azienda di soggiorno e
turismo di Bolzano e ne fece sede, dopo un attento ed impegnativo
restauro sia delle strutture che degli affreschi, di convegni,
mostre ed eventi.
Su una parete della torre di Castel Mareccio è presente il Sator
simbolo dell'Impero romano. In questo simbolo dell'Impero si
ripetono le lettere SPOR EANT. L'esemplare più antico (sepolto dal
Vesuvio il 24 Agosto 79 d.C.) fu dissepolto nel 1936 a Pompei su una
colonna della Palestra Grande. Attualmente questo esemplare, rimasto
protetto per (1936-79 d.C. = ) 1857 anni sotto le ceneri del
Vesuvio, è il più significativo proprio perché ha conservato la
traccia assente su tutte le copie riprodotte nelle epoche
successive. Questa traccia cioè il Triangolo-Rettangolo Nautilus fu
incisa dall'artista, prima del 24 Agosto 79 d.C., per tramandarci
l'informazione indispensabile alla lettura.
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